La Storia di Cecilia Faragò
La Storia di Cecilia Faragò
Guaritrici o streghe? Quando la superstizione vince sul sapere
Quando si parla di guaritrici, il termine evoca in noi lettori moderni immagini antiche, lontane, di donne sagge e misteriose. Ma i libri di storia ci ricordano anche che molte di esse hanno subito processi per stregoneria in diverse parti del mondo e durante diverse epoche.
Questo perché il confine tra scienza e magia è stato sempre sottile: le abilità erboristiche della magara infatti sono utili e rispettate finché non creano una tensione sociale o politica; nel momento in cui invece la sua figura diviene scomoda, ecco che si mette in dubbio anche la sua conoscenza.
Ci si può davvero fidare di chi sa carpire e manipolare i poteri nascosti della natura o è qualcuno da temere perché ha fatto un "patto con il diavolo"? Questo il dubbio che si insinuava nelle menti del popolo.
L'importanza del sapere tradizionale: la natura non è solo fonte di cibo ma anche di cure medicinali
C'è da considerare però che per secoli i nostri antenati sono stati depositari di un'ampia e variegata conoscenza del mondo naturale, risultato della saggezza ed esperienza di intere generazioni.
Questo sapere veniva arricchito di giorno in giorno e tramandato ai posteri perché da esso dipendeva la sopravvivenza della comunità.
Tutti sapevano riconoscere le erbe e piante che crescevano nel proprio territorio, quali fossero commestibili e quali no, quando fosse il periodo migliore per la loro semina e raccolta, come conservarle e utilizzarle per trarne i miglior benefici.
Come diventare una guaritrice
Con il tempo questo sapere si viene a disperdere e frammentare e solo alcuni membri della comunità si occupano di tenerne viva la memoria.
Nasce così la figura della guaritrice, colei che è esperta delle proprietà curative delle erbe e si dedica alla sua raccolta e utilizzo.
È l'incarnazione della medicina popolare che nasce dal popolo e per il popolo, un punto di riferimento di fondamentale importanza per la maggior parte della popolazione che non si può permettere gli scarsi e costosi medici accademici.
Gli insegnamenti dei boschi
Cecilia Faragò è una di loro, una guaritrice, una donna che vive nella Calabria del 1700 nella provincia di Catanzaro, allora parte del regno borbonico di Napoli.
Crescendo non impara a leggere e scrivere, ma gioca nei boschi vicino Zagarise mentre la mamma e la nonna raccolgono fichi selvatici per essicarli e farne decotti da bere quando la piccola avrà la tosse; foglie di mentuccia da schiacciare tra due pietre ed applicare sulle punture di insetti; equiseto per insaporire la zuppa ma anche per farne degli impacchi in caso di ustioni o geloni; corteccia di salice da conservare per quando si presenterà la febbre...
Ogni pianta ed erba nasconde un potere nascosto e la loro miscelazione risultati sorprendenti!
Moglie, madre, guaritrice
Così quando Cecilia ormai donna va in sposa a Lorenzo Gareri di Soveria Simeri e diventa madre di due figli, sa che per far scomparire il mal di testa di Sebastiano basta applicare un cataplasma fatto con foglie di gelso, zucchero, miele ed aceto direttamente sulle sue tempie mentre per liberare il naso chiuso di Andrea occorre preparare l'infuso caldo di borragine, ginepro e lavanda.
È una donna stimata, perchè non esita ad aiutare chiunque abbia bisogno delle sue cure, vive modestamente grazie ai proventi delle terre dei Gareri e vede i suoi figli sistemarsi uno dopo l'altro: Sebastiano diventa frate francescano mentre Andrea si sposa.
Come diventare una strega
Perchè dunque arriviamo a ricordare Cecilia Faragò come l'ultima magara? Come si passa da essere rispettati da tutto il paese a ritrovarsi sotto processo, calunniati e spogliati di tutti i propri beni?
Qui entrano in gioco una successione di infausti eventi e l'avidità di due preti corrotti.
L'eredità contesa
In un breve lasso di tempo Cecilia vede morire prima il marito e poi il figlio Andrea; Sebastiano è lontano e da lui ormai non riceve più notizie da tanto tempo.
È sola, senza nessuna figura maschile di riferimento a tutelarla quando scopre che i canonici don Domenico Vecchitti e don Francesco Biamonte hanno estorto al figlio sul letto di morte una cessione di tutti i beni di famiglia a loro favore.
Il buon Lorenzo, tuttavia, aveva già pensato al futuro di Cecilia nel caso in cui fosse morto prima del tempo; perciò anche se il figlio avesse veramente voluto donare tutte le proprietà ai preti, sarebbe comunque rimasta valida la clausola del precedente testamento in cui veniva specificato che la moglie sarebbe stata usufruttaria di tutti i beni finché avesse avuto vita.
Cecilia si reca coraggiosamente alla regia udienza provinciale di Catanzaro per denunciare l'accaduto e riesce a fare valere i suoi diritti.
Ma i preti non si fanno scoraggiare dalla decisione del tribunale e progettano un modo per disfarsi della vedova e impossessarsi dell'intera eredità.
Morte sospetta ed accusa di stregoneria
A venir in aiuto al piano di don Vecchitti e don Biamonte soppraggiunge l'improvvisa morte del parroco don Antonio Ferraiolo in "circostanze misteriose e soprannaturali".
Quale pretesto migliore per un'accusa di morte per affatturamento che una donna notoriamente conosciuta come esperta di intrugli, che stava sfidando l'ordine sociale decidendo di non risposarsi e il potere ecclesiastico opponendosi al volere dei due sacerdoti?
I due preti cominciano a far circolare voci dove si accusa Cecilia di avere provocato la morte del parrocco come vendetta sul clero, comprano la testimonianza di alcuni paesani che avrebbero assistito all'incantesimo durante una messa e fanno rinchiudere in prigione la magara.
Un processo passato alla storia
Inizia il lungo processo, Cecilia chiede l'assistenza dell'avvocato Giuseppe Raffaelli che, nonostante la giovanissima età, riesce a dimostrare la sua innocenza.
L'arringa da lui pronunciata nel marzo del 1770 è ricca di tali argomentazioni razionali e medico-scientifiche che la giuria non può che concordare che nel secolo dei Lumi ritenere ancora stregoneria l'arte di saper curare con le erbe officinali sia cosa barbara ed inconcepibile.
Di stesso avviso e' il re Ferdinando IV che, venuto a conoscenza degli eventi, non esita ad abolire in tutto il suo regno il reato di stregoneria in ogni sua possibile declinazione.
Ben presto anche gli altri regni e stati europei seguono il suo esempio e per questo motivo Cecilia è l'ultima guaritrice che si ritrova ad affrontare il peso della diffidenza e della superstizione di coloro che non comprendono o temono la conoscenza delle forze intrinseche della natura.
Rituale di benessere naturale nella vita urbana
Al giorno d'oggi il sapere moderno ha fatto progressi straordinari e ci fornisce strumenti innovativi e tecnologici per ogni nostra esigenza.
Quello che abbiamo perso tuttavia è il legame con quella parte del sapere tradizionale che i nostri avi hanno custodito e ci vorrebbero consegnare come un dono prezioso.
Il ritmo lento e ciclico della natura fa fatica a coesistere con quello frenetico delle città e spesso anche quando vorremmo rallentare non sappiamo come farlo.
Per riconnetterci alla natura, riscoprire e far rivivere il suo antico sapere, vi invitiamo a fermarvi e dedicare piccoli momenti della vostra vita quotidiana alle tisane naturali ispirate alla nostra Cecilia Faragò.